Autismo

Home         Visualizza la pagina in formato base

Autismo - Riflessione di Luigi Anepeta

 

Le scienze umane e sociali non riescono ancora ad affrancarsi dalla trappola del determinismo genetico e di quello ambientale, che, in passato hanno prodotto entrambi danni piuttosto ingenti allo sviluppo del sapere dell’uomo su se stesso. Basta citare al riguardo come esemplari la teoria criminologica di Lombroso e la teoria psicoanalitica della madre schizofrenogena, che ha imperato fino alla fine degli anni ‘50 del Novecento.

 

Oggi dovrebbe essere scontato che tutti i fenomeni umani che implicano una disfunzione psichica riconoscono uno spettro che va dall’estremo di una prevalente influenza genetica all’estremo opposto di una prevalente influenza ambientale.

 

Il concetto dello spettro si può applicare con facilità all’autismo.

 

Intanto esso non ha alcunché a che vedere con l’introversione, anche se gli psichiatri, valorizzando al massimo grado uno dei suoi indizi comportamentali - la timidezza - sono riusciti ad inserirla nel Dsm5, e ammettono che, nelle sue manifestazioni estreme, essa rivela una componente autistica.

 

La realtà è che l’autismo implica un difetto, più o meno grave, di empatia, mentre le vicissitudini dei soggetti introversi sono riconducibili ad un’empatia estremamente viva.

 

E’ probabile che, nelle sue forme più serie, che sono malauguratamente prevalenti, l’autismo riconosca una assolutamente prevalente componente genetica.

 

Non si può escludere che una quota assolutamente minoritaria di soggetti autistici lo diventino, sulla base di una predisposizione, in conseguenza di una comunicazione disturbata con la figura materna. Purtroppo esistono madri di fil di ferro, ma sono eccezioni.

 

Come tutti i fenomeni psichiatrici, anche l’autismo ha un significato complesso perché nella sua forma più lieve - l'Asperger - si riscontra spesso in individui geniali o dotati di competenze selettive (spesso matematiche) prodigiose (in termini tecnici si parla di savant).

 

L’interpretazione di questa apparente contraddizione tra il disturbo di contatto con il sociale e capacità cognitive straordinarie non può, per ora, essere fornita. Essa però fa il paio con il fatto che in un altro ambito - quello della schizofrenia - alcuni soggetti sono disturbati ma geniali e che, nelle famiglie degli schizofrenici, spesso la presenza di uno o più membri malati è “compensata” dalla presenza di un genio.

 

I misteri da risolvere, insomma, non mancano. 

 



Savant: super geni?

Mikio Kaku: Il futuro della mente
Codice edizioni, Torino 2014
pp. 171-178

Home         Visualizza la pagina in formato base